Verso una metodologia dell’analisi visuale su Twitter. Il caso del terremoto in Emilia Romagna

Durante il convegno,“Così vicini, così lontani. La via italiana ai social network“, Laura Gemini (Università degli studi di Urbino Carlo Bo) ha presentato un lavoro realizzato assieme a Giovanni Boccia Artieri, Manolo Farci e Elisabetta Zurovac  (Università degli studi Urbino Carlo Bo) dal titolo Verso una metodologia dell’analisi visuale su Twitter. Il caso del terremoto in Emilia Romagna

 

L’evento catastrofico si rivela un importante quanto interessante luogo di osservazione delle pratiche comunicative e delle strategie narrative messe in moto dai media.

Se i media tradizionali attivano strategie sufficientemente note di rappresentazione della catastrofe – sia nella forma dell’intrattenimento sia in funzione dell’informazione mediante l’utilizzo di precisi criteri selettivi (Luhmann 2000, Chéroux 2010) – i media sociali vanno considerati come ulteriori, se non nuovi, contesti di produzione e circolazione (Jenkins 2013) dell’immaginario catastrofico. Ambienti utili a gestire il trauma in maniera diretta e “di prima mano” da parte degli utenti (Huges e Palen 2009, Bruns e Burgess 2012, Sutton 2010, 2011, 2013, Robinson 2009, Liu 2009, in Italia ad esempio la ricerca di Micalizzi e Farinosi 2013, Gavrila (a cura di 2012), Ragone (a cura di 2012), ecc.).

Certo è che in tutti questi casi l’apporto della comunicazione visuale – cioè la produzione, diffusione, uso di immagini – si rivela centrale per il trattamento simbolico dei grandi determinismi naturali (Durkheim).

Su questi presupposti, il paper presenta i risultati di una ricerca effettuata su 4257 immagini caricate dagli utenti di Twitter il primo giorno del terremoto in Emilia Romagna (20 maggio 2012).

Sulla base di tale analisi, viene proposta una tipologia di immagini a sostegno di una prima e generale ipotesi del lavoro secondo cui in occasione di eventi catastrofici, l’immagine non ha solo una funzione di re-fero cioè di testimonianza del trauma ambientale, né esclusivamente di re-ligo, ossia di  condivisione sociale del dramma. Le immagini condivise sui social network rispondono, piuttosto, all’esigenza di rielaborare in termini simbolici il trauma catastrofico, facendone un’occasione efficace per attivare nuovi rituali di socializzazione e di condivisione collettiva.

L’indagine inoltre si concentra sulla specificità di Twitter – come medium principalmente testuale e caratterizzato da precise dinamiche di connessione fra gli utenti – per individuare, attraverso una prima applicazione della social network analysis, il peso della circolazione delle immagini-tipo fino a mettere in evidenza le immagini-icona e il tipo di rete sociale che ne motiva e spiega l’emergenza e la circolazione.

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